#forzaivan : Basso visto dai media (in un parallelo con Lance Armstrong)

basso-armstrongLa notizia del giorno , sportivamente parlando, è quella di Ivan Basso che ieri ha comunicato che dover lasciare il Tour in quanto gli è stato diagnosticato un tumore al testicolo. Diagnosi avvenuta a seguito di un dolore persistente dopo una caduta avvenuta durante la prima settimana di Tour. Certamente “casuale” ma anche frutto di un controllo e consapevolezza dell’atleta che qualcosa non andasse. Evidentemente l’esperienza e le vicende familiari passate hanno fatto si che si scoprisse la malattia.
Voglio comunque evitare con questo post ogni riferimento malizioso e ricco di dietrologia sul mondo dello sport e del ciclismo in particolare; le congetture mentali appartengono a tutti e forse è anche giusto così, cercare di trovare correlazioni e collegamenti fa parte della natura umana.

 

Voglio invece concentrarmi sulla natura sociologica di quanto avvenuto e della considerazione avuta sulla persona Ivan Basso da parte dagli atleti stessi oltre che dagli sportivi in generale non che dalle persone comuni non appena appresa la notizia:  il tam tam mediatico ha invaso redazioni e pagine sui social network con incoraggiamento e qualche cenno di sgomento per la vicenda.
Sinceramente non me lo aspettavo; non perchè Ivan sia un personaggio minore dal punto di vista mediatico e sportivo (ha vinto 2 Giri d’Italia ) ma perchè il suo passato è quello di una persona timida, anche introversa che ha commesso anche molti errori sotto il profilo del doping.

Persona però che ha saputo “ricostruirsi” una vita ed una reputazione facendo semplicemente una cosa che molti non sono riusciti a fare, cioè chiedere scusa con quel pudore e quella vergogna segno di una certo pentimento interno che gli hanno anche fatto commentare le vicende doping successivo con frasi del tipo “io sono l’ultimo che può parlare in tal senso”. Colpevole prima nascosto e poi pentito certamente per convenienza ma anche per umano senso di responsabilità nei confronti dei suoi tifosi; durante lo stop per doping è stato il primo ad aprire le cartelle cliniche e a farsi monitorare da Aldo Sassi; si è riavvicinato alla gente e ha ricominciato anche a vincere. L’alone di dopato non è del tutto andato via neppure con il Giro 2010 ma l’uomo ne ha certamente guadagnato rinvigorendosi dentro e fuori. E forse è questo quello che conta; una sfida vinta che vale molto più dei Giri d’Italia nel palmares
Il paragone va subito verso Lance Armstrong (foto getty)  (anche egli passato dalla malattia) a cui ancor oggi nessuno  ha perdonato niente e che è passato da uno stato di semi-Dio “sopravvissuto” a quello di un uomo da evitare come l’ultimo dei malavitosi presenti sulla faccia della terra. E’ vero, lui non ha chiesto scusa ed il suo pentimento non è pieno bensì intriso di orgoglio, quello che gli ha permesso dapprima di vincere il cancro e poi quello di diventare a suo dire il più forte ciclista di tutti i tempi senza se e senza ma perchè tutti “correvano” ad armi pari. Paragone sibillino del “così fan tutti”.

Ivan e Lance, l’allievo ed il maestro che stavano per darsi il cambio al vertice in quel luglio del 2004 a La Mongie quando Basso trionfo sul Texano sui Pirenei prendendosi umanamente il testimone dell’atleta del futuro in giallo.
Proprio in quei giorni Ivan si affido ad Armstrong per chiedergli dei migliori specialisti in materia di cancro visto che la mamma Nives ne fu preda e non riuscì a sopravvivere alla malattia l’anno successivo. Oggi è lo stesso Lance che augura con un Tweet a Basso i migliori auspici per questo viaggio verso la cura della malattia (per la cronaca sembra che sia piùttosto circoscritto e che le probabilità di guarigione  completa superino il 90%); un Armstrong che da oracolo divino nessuno ora inviterebbe più nemmeno alla festa di compleanno del figlio. Mentre a cavallo degli anni 2000 tutti come i pecoroni con il braccialetto giallo della fondazione #livestrong. Strani artifizi del percepito della mente umana.

 

Vedendo il trattamento ricevuto dallo stesso Ivan si potrebbe quindi trarre il facile insegnamento che differenzia il “tiranno gentile” Ivan da quello del “diavolo” Armstrong; differenza tra “la rabbia e l’orgoglio” del texano dagli occhi di ghiaccio contro il sorriso intriso di karma e zen dell’italiano Ivan. Imperdonabile il primo, affettuosamente vicino il secondo.

Ah, se solo i media si ricordassero di quanto siamo uguali nella malattia prima di giudicare uomini e atleti…. e con questo chiudo da Varesino con un grandissimo augurio sperando di vederti alla pedalata dei campioni questo autunno.

#forzaivan

 

#forzaivan : Basso visto dai media (in un parallelo con Lance Armstrong)ultima modifica: 2015-07-14T13:15:11+00:00da prev78
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