Del Potro, Murray e prima Djokovic: la favola Davis baciata dal brutto anatroccolo

coppa-davisNella vita di un’atleta ci sono dei punti di partenza, dei punti di non ritorno ma anche e soprattutto dei bivi ed occasioni perse.
Ieri c’è stato l’ultimo degli episodi a confermarlo grazie a Del Potro e Delbonis in Coppa Davis. Si proprio la coppa davis tanto bistrattata e principale imputata ad uscire dalle manifestazioni internazionali, ieri si è presa l’ennesima rivincita sulla propria sorte di bella e dannata.

I numeri da soli non parlano e sembrano di per se l’atavica descrizione di una carriera, un incontro ed un set; ai numeri si assegna un potere previsionale e taumaturgico del futuro.
Ma i numeri, questi benedetti ed asettici caratteri siamo noi a farli e spesso sono il risultato di fatiche indescrivibili, numeri alla mano 🙂

Ieri l’Argentina ha vinto la Davis al quinto tentativo dopo alcune finali più o meno amare; Del Potro, il figlior prodigo reietto alcuni anni orsono dopo le finale persa nel 2008 (e “appeso” al muro dalla squadra di allora), è stato il protagonista assoluto della serie prima, durante (sotto di 2 set ed un break sul 2-1 Croazia) e dopo con tanto di aneddoto del dito rotto.
Sono lontanti i tempi delle dichiarazioni di Monaco sul suo compagno di squadra (Del Potro chi?), così come sono distanti km l’argentina e la Croazia geograficamente parlando.
E che dire di Delbonis, che negli ultimi 12 tornei, era uscito 10 volte al primo turno? Ha strapazzato Karlovic e le sue bombardate (non faceva solo 14 aces in un incontro sui 3 set dalle elementari)

Il mio cuore di tifoso era diviso proprio tra Karlovic e Del Potro; per motivi diversi entrambi come atleti avrebbero meritato di vincere un trofeo così importante. C’è chi è uscito da un bunker tra un servizio e l’altro e c’è chi la guerra l’ha fatta con i suoi polsi ed i guai fisici.
Alla fine va bene così; penso che il successo ed il ritorno di Del Po sia un bene per tutto il tennis mondiale nel periodo di rotazione al vertice delle classifiche.

Ma c’è ancora un numero che molti non dicono e che sperano diventi una lieta favola: la favola della davis e del brutto anatroccolo.

Novak Djokovic ed Andy Murray sono cambiati dopo le loro amate Davis: Nole nel 2010, quando vinse la sua era il numero 3 fisso con solo uno slam all’attivo; vinta quella è stato per anni un vero carro armato di testa. Ancor più evidente per Murray, la cui vittoria in Davis è coincisa un anno più tardi con il numero 1 mondiale del ranking.

Che dire poi del King Roger Federer a cui la Davis ha dato alla fine della carriera una ulteriore spinta a vincere e ad andare avanti ad incantare il mondo con la sua classe.

Per qualità umane e fisiche non possiamo che augurare a Delpo di compiere lo stesso percorso e di riscrivere ancora una volta la favola della Davis e del brutto anatroccolo che baciò l’insalatiera e vissero tutti felici e contenti

 

 

 

Del Potro, Murray e prima Djokovic: la favola Davis baciata dal brutto anatroccoloultima modifica: 2016-11-28T14:47:51+00:00da prev78
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